Un futuro sindacalista ricorda.

Autore: Marcello Guardianelli

Sono nato nel 1950 e la mia famiglia era una famiglia povera, di origine mezzadrile trasferitasi dalla campagna, sul colle Montagnolo,  in città, seguendo come tanti altri  la trasformazione economico sociale in atto negli anni ’50.

Mio padre operaio, dopo essere stato figlio di contadini ed aver fatto la guerra in Russia, salvato solo dalla morte della madre che gli procurò una licenza poco prima della grande disfatta, era diventato operaio manovale nei cantieri navali Morini, che operavano nel settore dei pescherecci al molo sud.

Ex partigiano e comunista, iscritto al sindacato, la FIOM CGIL.

Mia madre casalinga, di famiglia profondamente cattolica e religiosa praticante, aveva un lavoro nero nella distribuzione del latte a domicilio, per aiutare il magro bilancio mensile.

Ricordo quando si segnavano i debiti a mesata presso il negozio di alimentari di Posatora, dove sono nato nella ex Villa Podesti.

Mio padre per fortuna tornava quasi tutte le sere con un po di pesce azzurro regalatogli dagli amici pescatori, che mia madre si ingegnava a cucinare in mille modi doversi.

Io sono cresciuto come figlio unico, purtroppo bravo a scuola, primo della classe ed appassionato dello studio: il primo che ha studiato di tutta la mia famiglia allargata, anche rispetto ai numerosi cugini dei nove fratelli di mia madre.

Non sapeva come fare a quadrare i conti e farmi proseguire gli studi, come tutti gli suggerivano.

Mia madre in effetti era la capo di casa ed assumeva lei le decisioni più importanti.

Ma anche  il mio animo era diviso in due parti: fra due mondi all’epoca molto diversi e conflittuali.

La Parrocchia con i suoi valori religiosi e cristiani, cui io fui subito sensibile, chierichetto e giovane di azione cattolica; ebbi addirittura la tentazione di abbracciare la vita missionaria, influenzato da un saveriano mio caro amico, padre Luigi Stevanin;

Dall’altra la condizione operaia e lo sfruttamento cui era sottoposto mio padre e quindi il desiderio di ribellione a tale condizione e la condivisione sin da subito delle giuste lotte e rivendicazioni sociali del movimento operaio e comunista;

Non ne condividevo l’ateismo ma non ne potevo negare la giustezza sociale.

Mio padre intanto era deriso alla sezione comunista perchè gli dicevano “hai allevato un chierichetto servo dei preti”;  In effetti si vergognava un po’ di me.

Dopo la terza media, quella ancora con il latino, la mia famiglia,  mia madre in particolare decisero la scelta di farmi proseguire gli studi alle medie superiori, cercando di conciliare la voglia che io andassi a lavorare il prima possibile, vista le condizioni economiche della famiglia,  con il fatto che le mie insegnanti ed il parroco dicevano che meritavo di proseguire gli studi: scelsero per me  l’Istituto tecnico industriale, che a detta di molti mi avrebbe fatto trovare poi rapidamente un lavoro specializzato il prima possibile.

Senza tener quasi conto che i miei interessi erano assolutamente altri: gli studi tecnici erano per me molto aridi.

Ho vissuto quindi i cinque anni pre ’68 , compreso lo sbarco americano sulla luna, al tecnico industriale, in studi in cui riuscivo comunque abbastanza bene ma che non mi appassionavano per niente.

Inoltre  in quegli anni l’ITIS si trasferì dal centro città, in via Curtatone dove era prima allocato,  in cui  frequentai i primi mesi, nella nuova sede di Torrette.

Torrette per me era una landa deserta, lontana ed isolata dalla città e che mi dava poche possibilità di scambi culturali e di informazioni con gli studenti delle altre medie superiori.

In questa situazione abbastanza arida apparve però  la novità del “BROGLIACCIO”, questo giornalino un po’ anomalo, fra le prime esperienze di giornalino studentesco che dava possibilità di scambio di informazioni, di esperienze e di opinioni. Una Esperienza molto nuova che mi attraeva ed affascinava.

Cominciai a seguirlo con un certo interesse, ma non riuscivo per condizioni oggettive ad esserne coinvolto appieno, come nel mio animo avrei desiderato.

Gli studi venivano prima di tutto.

Inizialmente quindi ne ho vissuto l’esperienza un po’ dall’esterno.

Ma segnò in me la prima voglia di partecipazione e di confronti di idee giovanili collettive.

Il Preside dell’ITIS inoltre era il Prof. Alfredo Trifogli, uno storico ed  importante leader politico e cattolico democratico  del mondo culturale e politico anconetano.

Animava già il Circolo culturale Maritain.

In quegli anni fu anche protagonista della  battaglia per dare ad Ancona una sua Università: grazie a lui di li a poco nacquero le prime facoltà della città.

Ci suggeriva parecchie idee positive e favoriva sempre  lo spirito di partecipazione, certamente favoriva l’esperienza del Brogliaccio e non lo nascose.

Con lui mi trovai abbastanza in sintonia su molte iniziative  ed ideali.

Ma l’incontro che ha segnato la mia vita è stata l’apertura nella mia parrocchia di Posatora di un Circolo ACLI, grazie alla lungimiranza del mio parroco di allora Don Antonio Recanatini.

Per me le ACLI rappresentarono subito la soluzione di molte mie tribolazioni interiori: erano una Associazione del mondo cattolico ma contemporaneamente facevano parte del Movimento operaio!

Inoltre in quegli anni, le Acli erano coinvolte sempre  dalle nuove idee e dai movimenti che scuotevano la società:  lotte operai e studentesche,  il mondo cattolico con il Concilio Vaticano II ed i movimenti nuovi del dissenso cattolico.

Per me nelle ACLI trovavo la sintesi e la simbiosi fra la mia fede cristiana e la voglia di essere contemporaneamente protagonista delle lotte operaie e sociali.

Don Eugenio del Bello, detto il DOGE dagli amici,  parroco della chiesa del Crocifisso al rione archi ed assistente delle ACLI fu un secondo grande ispiratore e maestro di vita, grazie a lui ho maturato tante belle esperienze e scelte di vita, di cui ringrazio ancora Dio.

Fra il Brogliaccio e la mia esperienza di vita si incrociarono due cari amici: Mauro Bernabei, mio compagno di classe per tre anni  alle medie inferiori, le medie di Via Marconi, e Franco Patrignani con il quale abbiamo avuto in comune l’esperienza delle comunità cattoliche di base e di quella del Crocifisso con il DOGE, nonchè del Sindacato e della CISL in particolare: ambedue studiavano in scuole del centro città ed erano redattori del BROGLIACCIO.

Mauro in particolare aveva sin da piccolo doti di scrittura veramente eccezionali, oltre ad essere un compagno di classe molto esuberate e simpatico, era diventato famoso a scuola perchè la Signorina Beccaceci, mitica professoressa di lettere alla media inferiore, che tutti temevamo per la severità ma anche tanto amavamo per la passione con cui ci introduceva ai valori sommi di libertà, di democrazia e di bellezza, oltre ad osannarci il suo poeta preferito, il Leopardi ( era anche lei  di Recanati)  ci  leggeva  in classe le lettere dei partigiani condannati a morte.

Ma aveva assunto una decisione molto popolare: se la classe si comportava bene lei le leggeva l’ultimo compito in classe di Mauro Bernabei!

Eravamo tutti felici e contenti anche perchè la scrittura bella ed ironica dei suoi temi ci divertiva ed affascinava praticamente tutti.

Penso ancora che il suo futuro avrebbe dovuto essere quello di scrittore o di giornalista……ma io lo ricordo poi come mediatore di eventi e spettacoli oltre che  e di calciatori.

Non sempre quel che si promette allor…….

Ma con il Brogliaccio ho incrociato,  a dir il vero senza pienamente rendermene conto, anche altri due importanti compagni di lotte e di politica degli anni che sarebbero arrivati in seguito.

Ricordo ancora infatti che nei primi giorni in cui, finalmente facendo una scelta libera e consapevole, pagata in parte con i miei primi lavoretti stagionali ed cui la mia famiglia dovette arrendersi, arrivai alla Facoltà di Economia e Commercio, era il novembre 1969, incontrai questi nuovi amici.

La sede della Facoltà era allora il Palazzo degli Anziani, in via Pizzecolli, e fra i primi che conobbi ci furono Ilario Favaretto, in un  accalorato  intervento politico in aula magna a sostegno delle lotte studentesche e, subito dopo, Roberto Paggetta, altro redattore del Brogliaccio, che illustrava la sua tesi di Laurea conseguendo una brillante votazione di 110 con lode.

Con loro partecipai finalmente, pur non come leader,  in modo più attivo e concreto a diverse lotte studentesche ed iniziative, che seguirono la precedente occupazione, ma anche corsi di studio affascinanti.

Finalmente studiavo le materie che mi interessavano davvero e che mi permettevano di partecipare alle discussioni economico sociali in modo molto più efficace e consapevole.

Con loro non ci bastavano le lezioni ordinarie in facoltà,  ma partecipavamo la sera dopo cena a seminari e discussioni spontanee fra studenti e professori presso il benemerito Collegio Einaudi, in cui parecchi di loro vivevano ed alloggiavano.

Ed i nomi dei professori dell’epoca erano veramente altisonanti, la loro qualità straordinaria, attratti dal Rettore Giorgio Fuà, avevamo docenti straordinari e disponibili (Pizzorno, Vitali, Cassese, Paci, Eminente, Orlando, Serrani, Crivellini, Pettenati, Rey, Vaciago; ma sicuranebte dimentico qualche altro nome  eccezionale).

La mia attività politica ormai si svolgeva prevalentemente nelle ACLI, di cui ero diventato il responsabile provinciale dei giovani (Gioventù Aclista).

I diversi gruppi politici e sociali, molte comunità di base cattoliche e non, si incontravano spesso e si discuteva e programmava diverse iniziative assieme, affiancando il  cosiddetto autunno caldo del’69 .

La mia collocazione politica si era nel frattempo sempre più qualificata a sinistra e nella sezione del PCI di Posatora mio padre entrava sempre più orgoglioso ed i suoi compagni gli dimostravano ammirazione, fino a che un giorno uno di essi gli disse: guarda che tuo figlio sta esagerando ora digli di essere un po’ più moderato) anche perchè ero di sovente l’interlocutore della allora FGCI, la gioventù comunista dell’epoca.

Come Gioventù Aclista fummo invece particolarmente attivi in due campi. una inchiesta denuncia sul lavoro minorile ed una iniziativa che assumemmo per il Natale del ’69.

La notte di Natale del ’69  distribuimmo in tutte le chiese di Ancona, prima della Messa di mezzanotte,  un volantino che riproduceva semplicemente un famoso brano del Nuovo Testamento (Luca 17,20-26) e la lettera di San Giacomo 5: 1-6 intitolata “GUAI A VOI O RICCHI”, in cui era per noi sintetizzato in modo estremamente efficace il messaggio evangelico che ci interessava diffondere.

In essa venivano ricordate le famose beatitudini, beati i poveri….ma anche la seconda parte, poche volte ricordata in chiesa con l’altrettanto famosa l’invettiva ai ricchi.

Divenimmo scandalo per molti cattolici conservatori, per gran parte del Clero e soprattutto per Mons. Maccari, allora Arcivescovo della città.

Il Presidente delle ACLI del tempo, l’amico Ferdìnando Ilari ebbe del bello e del buono per tranquillizzare la gerarchia.

Ma già nell’estate successiva, a Vallombrosa ’70, le Acli avanzarono la cosiddetta Ipotesi Socialista che tanto mise a rumore tutto il mondo cattolico italiano.Nel nostro piccolo eravamo stati solo dei precursori.

Non ricordo se il Brogliaccio continuasse ancora le sue pubblicazioni e se avesse riportato questa iniziativa, certo tutti gli amci e compagni dell’epoca se ne ricordano ancora.

Poco inoltre, dopo  aver svolto per tutto l’anno ’71 il ruolo di Segretario Organizzativo Provinciale delle ACLI anconitane, in cui la discussione si era ormai  fatta molto accesa, fra innovatori  e legati al passato, accolsi l’invito fattomi dalla CISL a diventare, prima un loro operatore, poi il Segretario Provinciale della categoria del Tessili Abbigliamento e Calzature.

Insomma incominciai la mia oltre che quarantennale esperienza sindacale nella CISL, legato soprattutto alla figura ed alle indicazioni di Pierre Carniti, fino ad assumere responsabilità di carattere nazionale, con il relativo trasferimento nell’82 a Roma.

Ma il Brogliaccio resta sempre nella mia memoria un tassello molto molto significativo della mia formazione culturale, sociale, democratica e politica.

MARCELLO GUARDIANELLI

 

 

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*


Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi