Noi eredi del 68′.

Relatore: Alessio Moreni,  V Aeronautico IIS “Volterra-Elia” Ancona.

I movimenti studenteschi del ’68 contrapposero ragazzi con la voglia di cambiamento ad una società dura, rigida, quasi militaristica, composta perlopiù da genitori e professori che si ponevano quasi come ufficiali militari di grado superiore non permettendo così molto dialogo oltre lo stretto necessario. Se guardiamo la società di oggi, o semplicemente i nostri modi di fare nei confronti di genitori e professori, vediamo che sono totalmente cambiati rispetto a quelli che ci si aspettava dai ragazzi dell’epoca. Questi comportamenti per noi ormai naturali ci sono stati tramandati inconsciamente dai nostri genitori e poi si sono sviluppati in noi all’interno dell’ambiente scolastico grazie a professori con una mentalità aperta, pronti ad avere un dialogo con gli studenti dal quale entrambi possono trarre vantaggio. Possiamo vedere anche che quello in cui sperava Marvi Maroni nell’articolo “Analisi” del “Brogliaccio” si è avverato, infatti le relazioni con i genitori, oggi, sono all’ordine del giorno: con loro parliamo dei nostri problemi, di attualità, di ciò che succede a scuola e soprattutto, vista la nostra età, del futuro che ci attende. L’apertura mentale nei dialoghi ha cambiato anche il rapporto dei genitori nei confronti della scuola, tanto che una volta, se prendeva un votaccio, lo studente aveva paura di riferirlo a casa, mentre oggi, nonostante non vi siano più punizioni come allora, noi ragazzi siamo portati a responsabilizzarci e a gestire autonomamente il rendimento scolastico, questo ci fa sentire più “grandi”; quindi si è passati da un’autorità solenne che ricorreva facilmente a punizioni, ad una un po’ meno severa che punta alla responsabilizzazione in altra maniera.

Data l’odierna situazione della società, possiamo quindi dire che il ’68 non è completamente fallito, come invece dicono alcuni che vi hanno partecipato, perché grazie a loro sono state gettate le fondamenta della società più corretta e vivibile in cui siamo oggi. Come fecero allora pensando alle generazioni future quei ragazzi, dovremmo fare anche noi perché una società, senza una terra in cui esistere, non ha senso e questo è il ’68 che dovremmo realizzare noi giovani di oggi. La terra è ormai afflitta da vari problemi climatici e ambientali causati dall’uomo, ma pare che nonostante tutti i segnali che essa ci manda, continuiamo a trascurarla troppo. Un eventuale “Brogliaccio 2.0” dovrebbe trattare questi problemi e anche se non potesse avere una diffusione cartacea, potrebbe sfruttare il potere dei social network illimitato e soverchiante data la quantità di persone che questi possono raggiungere. Tutto ciò non avrebbe però molto senso se dovesse rimanere all’interno della sola Ancona, dato che questo è un problema globale e per avere effetto avrebbe bisogno di una coalizzazione di studenti da tutto il mondo,  insomma, non dovrebbe restare nell’ambito di un’utopia studentesca ma coinvolgere tutti coloro che tengono all’ambiente.

 

 

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