Io e il Professore.

Autore: Giancarlo Cappanera (Direttore de “Il Brogliaccio”)

Mi sono diplomato all’Istituto Tecnico Industriale Statale “Vito Volterra” di Ancona, un ambiente scolastico generalmente ed ingiustamente sottovalutato che mai dimenticherò se non altro perché in tale contesto ho avuto la fortuna di avere docenti straordinari ai quali devo parte della mia formazione di base.

Il rapporto con il Preside del mio Istituto, il Prof. Alfredo Trifogli, è stato veramente particolare perchè era una persona che mi incuteva una grande soggezione anche se ammiravo la capacità che aveva nel risolvere i problemi organizzativi della scuola con grande senso di responsabilità e di giustizia. Effettivamente a molti di noi studenti dava l’impressione di essere un po’ burbero ma il suo sguardo vivido, la voce ferma ed il suo dire determinato ci affascinava e ci dava sicurezza.

È stato un Preside amatissimo perché, con i fatti, dimostrava di meritare in ogni occasione la stima dei “suoi ragazzi”, sentimento ancora oggi rimasto in tanti di loro, me compreso, straordinariamente intatto e vivo.

La prima volta che ebbi modo di parlare con lui fu quando l’Istituto si trasferì da via Curtatone alle Torrette, nella nuova e moderna scuola; la comprensibile e giusta fretta con la quale ci trasferimmo non permise alla ditta di costruzioni di completare tutte le rifiniture dell’Istituto, trovammo il piazzale antistante l’entrata pieno di pozzanghere. Nessuno aveva il coraggio di andare a parlare e protestare con quell’uomo così severo ma tanto rispettato, io non so perché lo trovai. Entrai timidamente in Presidenza con le scarpe infangate e Trifogli mi sorprese subito precedendomi dicendo:” Entra, entra, non ti preoccupare del pavimento, che c’è ?”. Quando quasi balbettando gli spiegai che quello era il motivo, mi rispose con voce ferma:” Hai ragione, devi dire ai tuoi compagni che entro una settimana il piazzale sarà asfaltato”. Molti non vollero crederci ma dopo cinque giorni la promessa fu mantenuta. Si dirà che non fece altro che il suo dovere e quanto necessario ma dopo quell’episodio nacque da parte mia per il Preside un giovanile senso di ammirazione che si è consolidato ancor più nel tempo.

Il Maritain.

Durante i vivaci anni sessanta noi giovani avevamo a disposizione mille occasioni per dare sfogo alle nostre passioni ed ai nostri interessi culturali, stava finendo la ricostruzione post bellica e la società aveva bisogno di un rinnovamento. Sentivo fortemente l’attrazione delle ideologie di sinistra ma al momento di scegliere da che parte stare (già, allora si sceglieva) il richiamo del messaggio del Concilio Vaticano II fu determinante per fare indirizzare in tal senso il mio impegno sociale e politico. Entrai a far parte della Redazione del mensile studentesco espressione del Movimento Studenti di azione Cattolica, “Il Brogliaccio” (ne divenni poi Direttore) ed ebbi la fortuna di incontrare Don Paolo Paolucci Bedini; questo grande sacerdote scoprendo i miei interessi, mi suggerì di seguire le conferenze del Circolo Maritain organizzate dal Prof.Trifogli.

L’ambiente del Maritain era molto “serio” tanto che inizialmente mi sentivo intimorito dalla presenza di tanti studiosi e da quella di Trifogli del quale scoprii l’aspetto di studioso cattolico colto e brillante. Divenni uno dei tanti giovani che seguirono con passione i temi dibattuti al Maritain e ciò contribuì non poco alla mia crescita personale.

Un educatore che vedeva lontano.

L’occasione più rilevante che mi permise di approfondire la mia conoscenza del Prof. Trifogli si presentò verso la fine del 1966 quando dopo lunghe discussioni e riflessioni molto serie con il mio amico e compagno Livio Audino, arrivammo alla conclusione che solo a lui potevamo tentare di proporre una mia, per allora, “folle” idea scaturita riflettendo sui nascenti ma ancor timidi moti studenteschi verificatisi in Francia e negli USA e la cui eco era giunta a mo di “sveglia” anche nella nostra città.

Facendoci coraggio a vicenda, andai con Livio in Presidenza per esporre a Trifogli la “rivoluzionaria” richiesta, quella di autorizzare la formazione di un “Comitato interno” tra gli studenti dell’ITIS composto da un delegato eletto da ogni classe per dialogare più rappresentativamente con la Presidenza e gestire insieme le nascenti contestazioni studentesche.

Sebbene ancora non troppo evidente per l’azione “regolatrice” già esercitata dallo stesso nostro Preside, il moto di contestazione infatti stava per scoppiare anche da noi, spiegammo magari anche un po’ presuntuosamente che aprendo un dialogo democratico tra tutte le componenti scolastiche, forse “il nuovo” sarebbe stato più facilmente affrontabile.

Il Prof.Trifogli ci ascoltò con interesse: “ Bene, ci voglio pensare disse, vi farò sapere perchè eventualmente ne dovrei parlare prima anche con il Consiglio d’Istituto”.

Ci chiamò dopo alcuni giorni per darci il suo benestare ma a condizione di avere la lista dei rappresentanti e la nostra personale garanzia di fare rispettare le sue regole.

L’iniziativa provocò un “sussulto” nel corpo docente, alcuni insegnanti si dichiararono apertamente contrari, altri si dimostrarono meno scettici, certo è che la notizia si diffuse velocemente in città.

Mai prima di allora si era “sentito” che in un Istituto nazionale era stata concessa una rappresentanza studentesca, forse era il primo caso di concertazione scolastica che si realizzava, il suo permesso precorse quanto ottennero poi Mario Capanna e tutti gli altri studenti italiani con le lotte per ottenere le “Assemblee d’istituto”.

Non so se il Prof. Trifogli per tale motivo abbia avuto qualche immaginabile problema con il Provveditorato agli Studi, certo è però che la sua fama di Preside democratico ed il suo prestigio personale divennero “virali” tra tutti gli studenti di Ancona.

Paradossalmente, almeno fino a tutto il 1968, il “Comitato interno” dell’Istituto Tecnico Industriale Statale ebbe l’occasione di attivarsi solo in due o tre occasioni gestite dal Preside con la proverbiale saggezza tanto che non fecero altro che aumentare una tale stima nei suoi confronti che gli permise successivamente di contenere ed in parte regolare i turbolenti moti studenteschi che scoppiarono di lì a poco anche nel suo Istituto.

Con il senno di poi ritengo che in quel momento sia noi che Trifogli sottostimammo il rischio delle divisioni politiche che puntualmente si verificarono successivamente soprattutto tra gli studenti e che portarono con il 68′ a forti contrasti interni nell’ambito di tutte le componenti scolastiche.

Resta comunque straordinario l’alto valore simbolico scaturito dalla saggezza e dalla lungimiranza della decisione innovatrice del Prof.Trifogli il quale trasmise a noi studenti una chiara visione “politica” della società secondo la quale la cultura facilita il dialogo e dà la sensibilità e gli strumenti per andare incontro, a volte anticipare, le richieste e le esigenze delle persone.

Una verità conosciuta da molti ma poco raccontata: la fondazione dell’Università di Ancona.

L’opportunità di avvicinare facilmente il Prof. Trifogli, permise a me e Livio di intervistarlo più volte anche in occasione della “lotta “ che intraprendemmo come Redazione del Brogliaccio, per propagandare e supportare la sua azione volta a fare istituire ad Ancona l’Università, in particolare Ingegneria e Medicina; infatti il nostro mensile, letto dagli studenti e dalle loro famiglie, era abbastanza seguito perchè vantava allora una tiratura di circa 5000 copie diffuse in una città di 85.000 abitanti.

Si deve sapere che molti protagonisti della vita politica anconetana del tempo (qualcuno anche di oggi) hanno cercato di sminuire o cancellare una scomoda verità, quella che inizialmente il “Professore Sindaco” si trovò quasi isolato nel tentativo di convincere “testardamente” il Ministero dell’istruzione ad accettare la sua proposta utile per i cittadini ma che rompeva consolidati equilibri geopolitici regionali.

Solo pochi esponenti incoraggiarono infatti il Professore nella sua “lotta” (perchè lotta fu), venne osteggiato anche da parte del suo partito mentre lo sostennero sempre con forza il Brogliaccio e con scioperi unitari mai visti prima di allora, gli studenti di tutti gli istituti medi superiori anconetani. Noi giovani avevamo subito capito che la sua lungimirante iniziativa sarebbe servita oltre che a creare un volano indispensabile per il rilancio economico della Regione anche a darci maggiori possibilità per il futuro.

Solo vicini alla mèta altri salirono sul carro del vincitore, non prima.

Ecco perchè ho sempre stimato il “Professore”.

Giancarlo Cappanera

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