Criticismo scolastico.

Autrici: Anna Laura Belardinelli e Patrizia Papili  

(Redattrici de “Il Brogliaccio”).

La nostra amicizia è nata in seno al Brogliaccio, giornalino studentesco in cui Patrizia era già redattrice ed aveva pubblicato diverse poesie, che colpivano intimamente per la notevole sensibilità che lasciavano trasparire.

Ci siamo comprese subito per il nostro interesse verso la Filosofia e per la visione esistenzialista della vita.

Dopo cinquant’anni siamo ancora in sintonia, come se il tempo non fosse passato e siamo ancora legate dagli stessi valori.

Ricordando il 1968 possiamo dire che sentivamo l’inquietudine degli studenti e dei professori che proveniva da Roma, Milano, Parigi…

La Scuola doveva essere rinnovata e anche noi, ad Ancona, una media città di provincia, volevamo essere presenti, volevamo organizzarci per protestare: eravamo entrati nella fase del “criticismo scolastico” che nella nostra città faceva capo al Movimento Studentesco, che si riuniva presso il Circolo della Resistenza in Via Leopardi e raccoglieva appartenenti alle varie correnti di “sinistra”.

Contemporaneamente, anche il Movimento Studenti d’ispirazione cattolica si riuniva in Piazza del Papa, per promuovere una ricerca critica alternativa, ma ugualmente valida verso la scuola nozionistica, mnemonica, votocentrica.

Eravamo quindi in una fase di criticismo scolastico assoluto, più o meno intenso a seconda dell’origine politica e della provenienza geografica e ci sentivamo pronti ad iniziare un dibattito con chi operava nella scuola, senza renderci conto che era in atto una cambiamento profondo ed irreversibile della Storia.

Sembravamo api che andavano a succhiare il nettare ovunque ce ne fosse da prendere e selezionavamo ciò che ritenevamo migliore.

I fermenti del ’68 e i disordini, che si erano generati in altre città, ad Ancona si erano manifestati più come una ventata di rinnovamento, senza gravi conflitti sociali e generazionali.

Gli studenti coinvolti appartenevano prevalentemente alla scuola media superiore, solo pochi studenti universitari, che frequentavano la sezione distaccata di Ancona della facoltà di Economia e Commercio di Urbino, si univano alle assemblee cittadine dei ragazzi provenienti da tutti gli istituti scolastici e portatori di diverse correnti di pensiero.

In altre città, con tradizioni universitarie più consolidate, anche i professori furono sensibili e ricettivi a quel notevole cambiamento politico e sociale e già nelle università si progettava il modo di rendere lo studio più accessibile a tutti i ceti, mettendo in discussione la valutazione basata sul voto ed il lavoro individualistico e  promuovendo una pedagogia più favorevole alla collaborazione collettiva.

Gli insegnanti della scuola media superiore ci misero più tempo a comprendere che l’educazione doveva essere più democratica e rivolta a tutti, senza perdere le sue qualità migliori.

La Scuola non doveva essere né autoritaria né selettiva, ma coinvolgente e destinata ad elevare il livello di conoscenza e di consapevolezza di tutta la società.

Oggi ci sono molti più corsi di laurea che dovevano servire ad allargare gli sbocchi di lavoro invece, paradossalmente, questa ulteriore specializzazione capillare ha determinato una delimitazione delle possibilità di impiego.

Gli studenti che appoggiavano i lavoratori nelle loro rivendicazioni sociali non erano riconosciuti da questi ultimi come compagni di lotta o alleati, erano visti come antagonisti privilegiati, figli della classe borghese da cui si consideravano sfruttati.

Oggi abbiamo gli “studenti a vita” che, nonostante la specializzazione sempre più approfondita non trovano lavoro e i lavoratori che restano “disoccupati a vita”.

Si sperava in un crescente progresso che portasse il benessere a tutti, colmando le differenza tra i ceti sociali, invece il declino in cui viviamo ha aumentato il divario e la disoccupazione ha elevato ed allargato il livello di povertà.

Gli studenti di tutta l’Europa, vista come una casa comune protettiva, nei passati decenni, hanno usufruito di molti vantaggi attraverso gli scambi culturali e così è stato anche per molti professionisti e lavoratori.

Allo stesso tempo, però, la politica economica comunitaria, imperfetta, ha creato dei disagi sociali imprevedibili da cui è nata la attuale rivendicazione sovranista da parte di alcuni degli Stati appartenenti.

Si avverte un clima di involuzione nella nostra cultura che rivela una spaccatura profonda tra i più ricchi e i più deboli e anche la scuola riflette una società diversa da quella che avremmo immaginato.

Nell’educazione, oltre all’autoritarismo si è persa anche l’autorevolezza e gli insegnanti non godono più del rispetto dovuto in quanto titolari della missione di “maestri” e son visti da molti come semplici impiegati al servizio degli studenti/clienti che hanno sempre ragione.

Più che mai oggi la Scuola si deve riappropriare del suo compito di risanare le differenze sociali che si avvertono anche più gravi di allora, ricreando attraverso la cultura una coscienza comune solidale.

Un nuovo ’68 dovrebbe ritornare per dare valore al nuovo Brogliaccio, affinché interpreti e dia voce alle attuali istanze delle scuole medie superiori e delle facoltà universitarie di Ancona.

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