C’è ancora molto da fare.

Relatore:  Tommaso Pistoni, V Aeronautico IIS “Volterra-Elia” AN.

Dopo  aver letto vari articoli ed avere discusso in classe del fenomeno del ’68 mi sono fatto  l’idea di un evento storico che ha rivoluzionato il pensiero e la società di tutta l’Europa.

È stata senz’altro un’epoca di cambiamenti significativi della società di quel tempo, infatti molti scrittori e critici la vedono come l’inizio di una grande fase di rivendicazioni di diritti e uguaglianza  sociale. Da altri, invece, viene considerato come un movimento presuntuoso e una perdita di valori.

A distanza di cinquant’anni, se penso alla società moderna e ai giovani di oggi, il 1968 ha ancora molto da insegnare perché è stato un momento storico capace di cambiare il modo di intendere le istituzioni “sacre” come la scuola, la famiglia o il lavoro. Infatti se penso che questa “stagione” di rivoluzione è stata caratterizzata dai movimenti studenteschi, dall’emancipazione femminile e dalle lotte per i diritti da parte degli operai, vedo che molte di queste battaglie non sono ancora state portate a termine o non hanno avuto il potere di riuscire a cambiare qualcosa. Posso parlare dell’ambito  scolastico, che mi riguarda in quanto studente, di alcuni metodi e comportamenti da parte di insegnanti, ma anche alunni, rimasti inalterati; mi riferisco all’insegnamento dove ancora si valuta lo studente solo con un voto e il dialogo è ridotto alla mere nozioni del programma senza cercare di avere un dibattito costruttivo dove si ascoltano anche i pensieri personali o piuttosto i bisogni della persona.

Di questo movimento storico-politico-sociale mi è rimasta impressa la forza delle persone, soprattutto dei giovani di combattere per i propri ideali.

Se dovessi pensare ad un movimento simile riportato in vita oggi, faccio fatica ad immaginarmelo perché in una società come quella dei nostri tempi percepisco molto individualismo e disinteresse provocato principalmente dal mondo del web che è come se tenesse addormentata la capacità delle persone di pensare con la propria testa, senza essere influenzate dai modelli imposti da celebrità e dalle multinazionali.

In conclusione posso dire che ancora molte disuguaglianze affliggono vari aspetti della società attuale e ancora tante battaglie potrebbero e dovrebbero essere combattute.

 

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