68′, un anno importante dimenticato.

Relatore:  Faisal Tariq, V Aeronautico “IIS Volterra-Elia” AN.

Il ’68 è stato uno dei periodi storici più importanti a livello globale. Tutto ebbe inizio negli Stati Uniti dove molti studenti si unirono e organizzarono una rivolta protestando contro la guerra in Vietnam dato che secondo il loro pensiero tutto ciò andava contro a quella che era la democrazia americana, inoltre denunciavano il grande spreco di risorse del Paese. Proprio per tali motivi vennero organizzate numerose proteste nelle città americane più importanti. Ben presto queste rivolte cominciarono a diffondersi in Europa, fino ad arrivare in Italia, dove tutto raggiunse l’apice intorno al 1968. Inizialmente furono occupate le facoltà universitarie nelle città più grandi, successivamente ci furono vere e proprie rivolte studentesche. Questi protestavano contro la riforma universitaria, dato che era considerata inadeguata, perciò volevano un miglioramento del sistema scolastico. Autoritarismo e imperialismo furono le altre cause che provocarono queste contestazioni. Dal lavoro svolto in classe e a casa posso definire il ’68 come un anno di rivoluzione, di cambiamento, ma non solo. Infatti, dalla lettura dei vari articoli presenti su “Il Brogliaccio”, che è un giornale scritto da studenti di Ancona di quei tempi, si può notare, come ad esempio nell’articolo “Analisi” scritto da Marvi Maroni, che i temi trattati non erano sempre le rivolte studentesche, ma anche, come in questo articolo viene testimoniato, l’importanza del rapporto tra genitori e ragazzi. L’autrice, infatti, ne sente la mancanza e dice che i genitori stringono la mano ad amici e conoscenti ma non ai propri figli e se ciò accadesse sarebbe una cosa stupenda, dato che dietro quella stretta di mano il figlio vorrebbe comunicare che si sente molto bene in casa. Ciò che l’autrice vorrebbe dire è che i genitori non dovrebbero guardare con diffidenza le scelte contestabili dei propri figli, dato che quest’ultimi sono uguali ai genitori che sono stati giovani anche loro.

Se spostassimo l’attenzione sulla società odierna, si potrebbe dire che non è cambiato molto: anche oggi molti genitori e figli dovrebbero imparare a creare un vero rapporto tra di loro.

Nel corso del nostro studio, inoltre, si è avuta l’occasione di incontrare alcuni autori di questi articoli di protesta: secondo la testimonianza di Patrizia Papini, nel sistema scolastico del ’68 lo studente che prendeva voti bassi veniva messo in fondo all’aula e colui che prendeva voti alti veniva posizionato nei primi posti.

Un altro articolo importante del “Brogliaccio” a mio parere è “La gioventù ha sete di verità” scritto da Marco Dubbini dove l’autore dice che secondo la società i giovani stanno perdendo la religiosità. Ciò accade, secondo Dubbini, perché i giovani hanno incontrato la falsità e l’incoerenza, perciò sono desiderosi di verità. Essi vogliono essere spinti ad una religiosità più aperta e meno falsa.

Secondo me, “Il Brogliaccio” non potrebbe diffondersi tra gli studenti dei nostri giorni dato che nella società di oggi solamente una bassa percentuale di giovani compra e legge il giornale. Forse potrebbe avere un minimo di successo se la diffusione avvenisse per via digitale, ma il problema odierno resta che la gioventù non ha voglia di conoscere e leggere. Il ’68, allora, dovrebbe insegnarci molto, infatti, Norma Gradara, anche lei presente durante l’incontro tenutosi nella nostra scuola, ha detto che se ci sono due ragazze nella sede del Nautico è soprattutto grazie alla rivoluzione del ’68.

 

 

 

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